n_to_infinity ([info]n_to_infinity) wrote,

Continua la promozione cinema! Guarda tre film e apprezzane uno!


La carrellata di film in arrivo è sparsa nei due mesi che hanno chiuso l’anno passato e si trascina un pochino anche a inizio del 2011.

Mi si è improvvisamente bloccata su OFF la levetta della paura nel cervello e non è più una tragedia guardare film dell’orrore. Spero passi presto questo stato di indifferenza che non mi piace per niente e spero mi passi con uno di quei film che mi terrorizzano per giorni senza manco averlo visto. Ne risentirebbe la mia salute, a non dormire, però mi tranquillizzerei sulla salute della mia fantasia.

Comincio con uno dei soliti film capolavoro che però mi ha deluso sul finale.

“Rosemary’s baby” è sicuramente qualcosa da guardare. Non si può non guardarlo perchè regala due ore di CINEMA, perchè Mia Farrow è bravissima e perchè sia visto pensando all’epoca in cui è stato girato, sia visto con gli occhi di oggi mette i brividi. Ma non lo riguarderei mai perchè mi urta i nervi. E mi urta i nervi proprio perchè è girato con una maestria tale da fartelo sembrare la storia documentata di due poveri stronzi qualsiasi.

Lei mi ha fatto venire voglia di prenderla a scarpate nei due secondi successivi alla sua comparsa e, azzardo, mi è sembrato proprio quello l’intento. Risulta fastidiosa, petulante, amorfa, insopportabile senza nessuno sforzo di darle anche solo un lato positivo.

Chiaro che il film va visto principalmente con gli occhi dell’epoca che rispecchia, la fine degli anni ’60, ma quel ritratto di donna è terribile. E constato che il tutto mi risulta indigesto perchè è meravigliosamente interpretato.

Dicevo che il finale è una delusione perchè avrei voluto il riscatto finale di questa donna che si lascia manipolare come una marionetta ed è ingenua al limite della sopportazione, però a ben guardare, invece, Polanski ha concluso come si addice ad una protagonista del genere; tutto pur di essere madre, non rimanere sola e portare a compimento l’unica cosa che so, come donna di zero spessore, di poter portare a compimento, la maternità (perchè è cosa di chiunque), tutto, anche avere il figlio del demonio, che importa?

Sì lo so che la mia avversione per la maternità ha contribuito a farmi odiare la protagonista, del resto il bello dei film sono proprio le sensazioni diverse che possono suscitare in ognuno.

Continuiamo con “Cado dalle nubi”.

E questo lo DOVEVO vedere. Checco Zalone mi fa morire dal ridere perchè fa l’esatto contrario di ciò che solitamente odio. Lui non è un ignorante che fa finta di essere intelligente, lui è un intelligente che fa finta di essere ignorante. E nel film è ancora meglio perchè è un ignorante che sa di esserlo e ci convive; non sarà un vanto, ma se ci sono dei limiti e li vedi già è un passo avanti rispetto, che ne so, a Daniele Interrante che nel profondo del suo essere è convinto di avere un cervello.

Ad ogni modo questo film è una cazzatona senza pari piena di situazioni assurde e scene al limite del plausibile, ma è proprio il suo bello.

Checco vuole diventare famoso e sfondare nel mondo della musica con delle canzoni improponibili che pretenderebbero di essere serie (fra l’altro nemmeno troppo assurde perché chi ricorda “Mai dire TV” ricorda anche, per dirne uno, Angelo Cavallaro con la sua “Pugni in faccia”: “Tua sorella mi sembrò…che eri tu”) così lascia il suo paesino del Sud per scappare a Milano, dove con la sua ignoranza abissale e la sua testa dura come la pietra si troverà a fronteggiare la nuova vita e le nuove persone intorno a lui come meglio riuscirà facendo figure di merda a tutto spiano ma anche, in qualche caso, insegnando un po’ di ingenuo buon senso.

In più il film è una decisa presa per il culo di tutti quei programmi ignobili che oggigiorno pretendono di “scoprire” nuovi giovani talenti. Il fatto che Checco riesca, alla fine, a sfondare nonostante le sue canzoni di merda è chiaramente uno sputo in faccia a tutte quelle porcherie che oggi si fregiano del titolo di cantanti senza nemmeno avere idea di cosa sia, un cantante.

Bellissima la scena in cui Checco vince l’equivalente del programma “X Factor” del film, si gira verso un altro dei concorrenti e spingendolo gli dice “Pensava di vincere lui…ma va’fanculo, vah”.

Ho guardato poi “Il nascondiglio” e niente, non ce la posso fare, i film italiani (anche se in coproduzione) non mi piacciono proprio. Soprattutto non mi piace Laura Morante.

È un thriller in cui la protagonista, la Morante appunto, dopo essere uscita dall’ospedale psichiatrico in cui si trovava in cura, decide di aprire un ristorante in un’enorme casa un tempo teatro di un atroce delitto. I problemi cominciano quando lei inizia a sentire voci che subito associa al possibile ritorno della sua malattia ma poi scopre essere qualcosa di più.

La trama di per sé non è certo originale, ma non è male perchè l’ambientazione cupa, questa immensa casa piena di rumori e bisbigli e le scoperte che nel corso del film la protagonista fa sul passato riescono a dare il tono opprimente e inquietante che la storia sicuramente intende dare, ma Laura Morante…mamma mia quanto non sa recitare.

Gusti personali e, ammetto, un po’ di fastidio a vedere nomi come quello di Yvonne Sciò accanto a quello di Burt Young, però se l’ha deciso lui…

Mi sa che la maggior parte di questi attori che accettano le coproduzioni italiane non sono abbastanza obiettivi.

Ho visto, successivamente, due film che non rientrano nel mio genere manco per sbaglio; uno tratta di spionaggio e l’altro di associazioni mafiose che si fanno guerra tra loro.

Dire che queste trame mi annoiano a morte è dire poco.

E così è stato infatti li ho guardati fino alla fine per amore del sapere e per amore di Jean Reno, nel secondo caso.

Il primo film è “Salt” con Angelina Jolie, del quale si sono dette meraviglie.

Che non mi sento di condividere nemmeno in piccola parte.

Angelina è Salt prima agente della CIA, poi spia per la Russia, poi agente della CIA… Un film basato su scene d’azione ovviamente impossibili e su piani di distruzione di massa che poi vengono sventati da una piccoletta molto figa. Dai… Già non è sopportabile con Steven Seagal. Quando ci sono di mezzo le donne è sempre meglio evitare l’azione da supereroi ed usare il cervello; le donne sono deboli, è un nostro limite, non esiste donna che possa abbattere un uomo grande e grosso a meno che non lo colga alla sprovvista e in un punto del corpo ben preciso. O almeno in questo caso si tratta di gente addestrata ad uccidere, non è che arrivi tu e con due pugni e due salti mortali risolvi la situazione.

Molto fastidioso, nemmeno ridicolo.

E “L’immortale”, film visto perché aveva il pregio di sfoggiare Jean Reno, non si è dimostrato migliore. Anche qui tra la poca plausibilità e le scene d’azione assurde a coprire i tre quarti di film, mi sono trovata in stato di noia abnorme dopo una mezz’ora. E non è che non approvi le scene d’azioni improbabili, eh? Io sono quella che ama Kill Bill e ama i film di fantascienza con nessuna possibile spiegazione logica, è che in questi due si pretende forse un po’ troppa serietà anche da momenti che di serio non hanno nemmeno la pellicola su cui sono stati girati.

Improvvisamente mi trovo di fronte (l’ho messo io ma mi sono stupita ugualmente) questa piccola chicca che si intitola “Small Town Folk” (Small Town - La città della morte).

E ancora oggi mi chiedo se mi sia piaciuto o no.

Sono rimasta sorpresa, a tratti deliziata e completamente stranita dalla visione di questo film, ma non so se mi è piaciuto.

La trama non è banale, peggio. È scontata, è riproposta come un cinepanettone, è terra terra, è diventata una palla a furia di sentirla: gruppetto di psicopatici assassini che opera all’interno di una cittadina che per questo non è ben vista dalla comunità dei dintorni.

E potrei citare duecento titoli di film con trame simili.

Ma guardate dieci minuti di “Smalltown” e ditemi se non è semplicemente assurdo.

Innanzitutto ambientazione e paesaggi. Sembra che Tim Burton, gli autori della Disney e queli del Doctor Who si siano stretti in amicizia e abbiano partorito il paesino di Smalltown. Poi pare che Tarantino si sia fatto un giro e in un clima di dialoghi e scene serene come le puntate de “La casa nella prateria” abbia buttato lì le sue migliori scene splatter tanto più d’impatto perché di rapida ed inaspettata comparsa.

Non ho gli strumenti necessari a descrivere meglio di così questa cosa.

Alla fine ho esclamato “Ma che cagata!” però ammetto di averlo esclamato perché la mia testa si rifiutava di credere che quel film un segno l’avesse lasciato.

Beh, ditemi voi, se qualcuno l’ha visto, che ne pensate.

Ora in arrivo la vaccata cosmica che non solo sconsiglio, ma a chi l’ha guardata faccio anche le mie più sentite condoglianze per la parte di cervello che si è visto derubare.

“Buried alive”.

E non mi va manco di scrivere la trama perché se ce l’ha io non l’ho carpita in mezzo alla sequenza di stronzate viste e sentite.

Tanto per farla breve e sfoggiare un dono della sintesi che non possiedo dico che sono i soliti ragazzotti mezzi drogati e rincoglioniti che vengono trucidati dal pazzo di turno. In questo caso il pazzo è una morta che resuscita incazzata nera perché è stata sepolta viva.

E come al solito se la prende con parenti alla lontana e amici dei parenti che non c’entrano un cazzo.

Non mi sento di darle torto, però, perché questi ragazzi sono talmente squallidi che toglierli dalla società non può essere ritenuto un crimine e poi tanto sono omicidi commessi da una morta, non è che puoi arrestarla.

Le scene davvero brillanti sono…tutte. Dialoghi, situazioni, reazioni…tutto alla cazzo e tutto buttato lì come se al regista avessero detto “gira ‘sta porcata con due lire e in tre giorni che il resto dei soldi del produttore ce li spariamo in prostitute” e mi sa che le hanno prese pure per girare il film, le prostitute.

I protagonisti sono tre ragazzi di cui due cugini (maschio e femmina) disturbatissimi perchè sempre sul punto di saltarsi addosso, un nerd tristemente riprodotto come il classico sfigato che si fa tirare dentro le cazzate per essere accettato dal gruppo e si ingoia pure due pastiglie chissà di cosa per partecipare, così mi chiedo perché definirlo nerd visto che non pare intelligente, il ragazzo della suddetta cugina che è lì per fare numero e due vacche una vestita come si conviene (cioè da mucca) e l’altra da cane perché devono essere “iniziate” a non so quale bella associazione di psicopatiche capitanata dalla già citata cugina (che come vedete ha un sacco di problemi mentali).

I dialoghi sono tutti insulsi, davvero osceni e non è solo colpa del tono usato dai doppiatori (l’ho visto in italiano, sì, una tragedia). E le scene degli omicidi ancora peggio. Tutto il film è una scusa per una triste scena di sesso con la tizia “cane” e un nudo integrale della tizia “mucca”, tutto qui, perché altri motivi per girarlo non ne trovo.

Il pezzo più bello è riservato al nerd, poveraccio, che esce un attimo per andare in macchina e viene tagliato a metà (per il lungo) dal fantasma (che definire fantasma mi fa ridere visto che ha la facoltà di usare oggetti…va beh). Gli amici dentro stanno ore a chiedersi “ma perché tizio non torna dentro? Cosa sta facendo fuori?” ma ore! Va bene che non ve ne frega un cazzo e vi sta sulle palle e ve lo siete portati dietro chissà per quale motivo, ma cazzo! Andare a guardare se è morto (visto che È morto)? Se sta male? No, ore lì a farsi i cazzi loro fino a che il film non deve andare avanti e allora finalmente lo trovano, ma non subito subito. Perché lui è stato posizionato in macchina con la parte del corpo sana in visione e così gli amici prima ci passano davanti sei o sette volte e non si domandano perché lui non li guardi in faccia e stia lì a guardare nel vuoto, no, lo lasciano lì.

Poi vorrei proprio sapere se un corpo tagliato a metà può apparire normale anche se da lontano.

Va beh, questo film ha preso più parole del dovuto, non guardatelo e non perdete tempo. Che merda. Forse riscatta un po’ solo la fine che fanno i due cugini dementi che non ci vuole tanto ad intuire visto il titolo.

Poi ho guardato una puntata di “Masters of horror” quella intitolata “Deer woman”.

Di tutti i quaranta minuti di scemenze quelli più esilaranti sono stati i primi con la presentazione di Dario Argento, perché un tempo davano i “Masters of horror” non so su quale rete e li introduceva lui.

A sentirlo parlare si capisce da chi ha preso tutto la figlia. Fa fatica a mettere in fila due parole e racconta pure il finale della puntata che è una cosa che da un regista non accetto. Infatti gli ho tirato dietro duecento insulti e poi ho insultato me stessa per non aver mandato avanti non appena ha cominciato a parlare, di solito con gli italiani che parlano lo faccio sempre.

E “Deer woman” ha una trama da spettacolo comico, però devo dire che è girato bene.

C’è questa ragazza bellissima in città che si concede con gioia a chiunque, ma che non parla mai e si fa capire a gesti. Questo perché è una cerbiatta/umana che però (non si sa perché) dopo l’accoppiamento tira fuori i suoi zoccoli e scalcia il compagno nello stomaco ammazzandolo.

La cosa bella sono le congetture del poliziotto che lavora a tutti questi casi di omicidi sparsi per la città e che scopre tutto quasi subito, però nessuno gli crede perché va in giro a dire che c’è una donna cerbiatta che ammazza la gente e, abbia pazienza, non gli crederei nemmeno io.

 Che poi perché scegliere il cerbiatto come animale che è così dolce? Probabilemtne perchè servivano gli zoccoli e ora che ci penso tutti gli animali con gli zoccoli sono dolci.

Ho finalmente visto “Diabolique” film che mancava alla mia collezione nonostante ne senta parlare praticamente da quando è uscito nel 1996.

Sharon Stone e Isabelle Adjani sono meravigliose e il film scorre piacevolmente essendo un thriller ben costruito e dal finale se non geniale perlomeno intelligente.

Le protagoniste sono due donne entrambe ferite e tradite dallo stesso uomo (marito violento di Isabelle e amante violento di Sharon, che bella persona) che decidono di allearsi (in realtà paiono innamorate l’una dell’altra ma è una sensazione che nel film non viene del tutto confermata) e uccidere l’uomo.

Compiuto l’omicidio, però, si accorgono che qualcuno deve averle spiate e probabilmente progetta di denunciarle.

Bello bello.

“Tales from the darkside: The movie” (I delitti del gatto nero) è uno di quei film ad episodi che tanto andavano negli anni ’80 e che si sono trascinati ancora per un po’ negli anni ’90, infatti è del 1990. Io non mi stancherò mai di guardarli nonostante non siano proprio esempi di grande cinema.

La sottotrama qui è carina perché c’è questo bimbo, imprigionato per essere ingrassato e servito per cena come un tacchino, che legge tre storie alla sua personale “strega cattiva” al solo scopo di allungarsi la vita. E il bimbo è Matthew Lawrence che da piccolo era carino esattamente come adesso.

La prima storia non è granchè, un po’ per trama e un po’ per effetti speciali (purtroppo non sempre si può soprassedere, in alcuni casi sono davvero ridicoli) però abbiamo Christian Slater e Steve Buscemi giovani giovani che valgono sicuramente la mezz’oretta che occupa la visione della storiella; tratta di una mummia risvegliata dal suo sonno millenario e capirete la grande banalità, ma essendo un racconto di Conan Doyle del 1892 è ovvio che è banale solo per noi creature del ventunesimo secolo.

Il secondo episodio è tratto da un racconto di Stephen King che tanto ama la vendetta ben riuscita. Parla di un gattino che ha il compito di massacrare il proprietario di un’industria farmaceutica (e chiunque gli stia intorno) colpevole di aver praticato esperimenti su 5000 gatti per testare le sue medicine (e capirete la gioia che mi dà il senso di questo racconto, ma oggettivamente non si può parlare di grande impatto visivo).

Ma il terzo racconto vale tutto il film. Ed è l’unico che mi ricordavo perfettamente e grazie al quale ho scoperto che questo film io l’avevo già visto a dodici anni, quando è uscito. Non ve lo racconto e non vi dico niente perché se non l’avete mai guardato dovreste farlo.  

Ho visto “Damien: Omen II” (La maledizione di Damien) e nel mio cervello è sottotitolato “i sequel non riescono a tutti, soprattutto non è riuscito questo, e non sono riusciti i Matrix”.

Che palle, che pena e che fastidio il ragazzino. Il primo “Omen” (Il presagio) era innanzitutto girato benissimo e poi dava un senso di ineluttabilità dato più dal fatto che si trattava di un bambino figlio del demonio e che lo sia o meno è difficile che un genitore si convinca ad ammazzarlo (anche se il suo ci prova a dispetto di Rosemary che invece accetta di fare la madre di un bambino coi piedi caprini senza battere ciglio). Ma questo Damien cresciuto è una rottura di palle perché come i vampiri della Meyer non ha punti deboli, non puoi fregarlo, ti legge nel pensiero, ti ammazza con lo sguardo e pure a distanza, se sente che gli stai facendo un dispetto. E io odio i personaggi così, perché il film diventa una sequenza di inevitabili morti e non c’è più nulla di divertente da aspettarsi.    

“The last exorcism” (L’ultimo esorcismo) è un bel film in soggettiva (e credevo che non sarebbero più riusciti a farne uno) con una bellissima trama. L’imbroglione/predicatore/guaritore/esorcista di turno decide che dopo l’ennesima cazzata fatta, che ha provocato la morte di un ragazzino durante un finto esorcismo, deve rimediare mostrando al mondo in che modo i tizi come lui imbrogliano la povera gente che crede e così si fa seguire da una troupe di cameramen e una giornalista per riprendere l’ultimo dei suoi imbrogli.

Fa vedere come sceglie a caso la vittima tra le migliaia di lettere ricevute, mostra come prende i contatti e quando lo vediamo all’opera vicino alla ragazza presunta posseduta ci mostra quali sono le tecniche per far credere che un demone risieda davvero nella casa, quali sono le cose che dice perché il credulone di turno ci caschi e via dicendo.

Il documentario qui ha un senso come il fatto che la telecamera sia presente quasi costantemente, perché il reverendo ha la chiara convinzione che tutto sia come al solito e che gli unici fenomeni paranormali siano quelli che lui stesso creerà con registratori, leve e quant’altro.

Si sbaglia di grosso perché questo suo ultimo esorcismo sarà l’unico a creargli seri problemi.

Mi è piaciuto molto sia il senso del film, sia il modo in cui è stato girato, a parte un paio di scene troppo tirate che secondo me andavano evitate. Il problema è solo il finale che rovina TUTTO. Almeno a me l’ha rovinato. Però non si può giudicare un film inguardabile solo per il finale perciò prendo il buono che ha fino a cinque minuti prima della chiusura.

“Blackwater Valley Exorcism” non ce l’ho fatta a finirlo. È una di quelle cose brutte all’ennesima potenza che non sostieni né con gli occhi né con le orecchie.

La storia è molto simile a quella di “The last exorcism” e infatti questa giovane, prima normalissima, improvvisamente comincia a comportarsi come una cagna in calore ed insulta tutti ogni tanto cercando anche di ammazzare qualcuno, ma a differenza di altri casi non mi ricordo se qui prima di chiamare l’esorcista si preoccupano di mandarla a fare una TAC al cervello e una perizia psichiatrica.

Ultimamente sto disattendendo quello che è il mio mantra e cioè che un film si guarda sempre fino alla fine. Ne conto già tre o quattro che non ho finito e questo non va bene. Infatti l’altro è “Anaconda 3” ma posso scusarmi dicendo che il primo mi ha fatto schifo, il secondo non l’ho visto…il terzo effettivamente perché l’ho messo su? Perché stavo facendo l’albero di Natale e quando faccio l’albero io devo vedere horror o thriller. So che il film citato non rientra in nessuna delle categorie quindi la colpa è solo mia.

 

Con “Paranormal Activity 2” ho riso dall’inizio alla fine. Mi sono detta “guardiamolo, dai” visto che il primo alla fine un po’ di paura me l’ha fatta, almeno le prime tre volte che l’ho visto, e visto che c’era l’unico bambino al mondo che i genitori lasciano dormire in stanza da solo anche dopo aver visto che in casa succedono cose strane.

Invece al bambino non capita un cazzo, mentre il pastore tedesco ovviamente deve morire, no?

Certo. Troppo crudele far sì che il demone usi il buon senso e tra un infante e il cane se la prenda con l’infante, visto che in questi film TUTTE le sante volte ci sono bambini posseduti. Qui no, il cane crepa, che l’unica sua colpa verso il demone era abbaiare e comunque nessuno dei padroni lo cagava mai, mentre il bambino viene alzato, sballottato, fatto roteare ma poi rimesso sempre nella culla mica che si fa male. Si sa che i demoni si curano di queste cose.

Gli adulti vengono sempre trascinati per la casa e fatti ruzzolare per le scale, chiusi fuori dalla porta, spaventati con rumori molesti, ma le vere puttanate se le fanno tra di loro accusandosi a vicenda di spargere il panico tra i familiari raccontando storie non vere e ogni volta questi risvolti nella trama mi fanno uno schifo, ma uno schifo…

Cazzo, hai le riprese delle telecamere (stavolta sparse nella casa perché i proprietari sono ricchi e possono permettersele, ma non mi ricordo per controllare cosa), hai le svariate testimonianze di tua figlia che, voglio dire, una volta può scherzare, poi o la ascolti o la fai rinchiudere… Ma no, va tutto bene finchè qualcuno non muore.

Il cane.

Che poi non mi ricordo se sia proprio quello a smuoverli o se classificano la cosa come morte naturale…  

 

 “The alphabet killer” carino. Decisamente. Anche qui non è che sia saltata dalla gioia, ma è un thriller discreto anche se non penso si fatichi molto a capirne il finale.

Faith (sarebbe Eliza Dushku che ormai chiamo Faith sempre perché non la vedo bene in nessun’altra parte. Ultimamente faceva l’agente dell’FBI in “The Big Bang Theory” e…non le si addice proprio) è una poliziotta con il curioso dono di parlare con i morti, che per una poliziotta può pure essere un bene, senonchè i morti li vede pure e ciò è meno bene per la sanità mentale.

Così il killer sul quale lei comincia ad indagare rimane impunito mentre lei si fa un paio d’anni di istituto psichiatrico dopo un tentativo di suicidio, ma quando lei esce lo ritrova lì pronto ad uccidere di nuovo e a farla ripiombare nella pazzia.

Curiosa, fra l’altro, la decisione di metterla all’archivio perché giudicata incapace di operare sul campo per ovvi motivi, ma poi di assegnarla al caso non appena torna il killer e non ascoltare comunque niente di quello che lei dice perché tanto è pazza.

Mah...

 

“Lightning: Bolts of Destruction” (Catastrofe dal cielo). Cagata stratosferica che avrei dovuto togliere a cinque minuti dall’inizio ma il telecomando non era a portata di mano, è stata questa la sua fortuna. Pensate che in questo film il mondo intero è minacciato da una tempesta elettrica (fulmini) che pare in grado di devastarlo completamente e la scienziata che scopre tutto (lei e nessun altro e come sempre nessuno la ascolta perché giudicata pazza) usa il progetto che il geniale figlio di sedici anni vuole portare come tesina a scuola per sventare la catastrofe. Alla fine lei diventa, ascoltate bene, “Consigliere scientifico del presidente” titolo che si merita per aver salvato il mondo e che le viene affibbiato tipo per telefono così su due piedi.

“Signor presidente, come la ringraziamo questa qui che ha salvato il mondo e forse l’universo intero?”

“Eh, mi servirebbe un consigliere scientifico, sa, per quando devo prendere decisioni scientifiche e non so cosa fare…”

E poi perché al figlio niente che ha schiacciato lui il bottoncino per salvare il mondo?

 

“Behind the mask” poteva essere essere un bel film ma magari anche no. Non saprei perché se è fatto per scherzare OK, mi sta bene e ci sono anche citazioni da altri film che ho molto apprezzato. Ma fatto sul serio è una di quelle puttanate difficili da mandare giù.

La trama ha dell’assurdo più di tante altre cose viste finora. Lui è un giovane serial killer di belle speranze che decide di rivelare i suoi segreti ad un gruppo di ragazzi che gireranno un film proprio sull’omicidio che il killer sta organizzando.

E per quanto giornalista, pazza e spregiudicata tu possa essere non credo sia facile accettare una cosa del genere; seguire il serial killer nella scelta della vittima, sentirgli raccontare come l’ammazzerà, cosa farà ai suoi amici… Trovare una pazza così già è difficile, trovarne altri due (i cameramen) è proprio l’assurdità completa e non posso accettarlo. Anche perché quale idiota, anche per amore dello scoop, accetterebbe di stare gomito a gomito con un assassino? Quale idiota? No perché se esistono davvero idioti così non piangerei la loro ovvia morte per nessuna ragione al mondo. E quale idiota girerebbe uno snuff movie (perché questo alla fine sarebbe e ti renderesti complice di un omicidio) come progetto scolastico?

Perciò questo il film si basa su una cazzata e in più il finale si capisce a cinque minuti dall’inizio. Se lo si guarda così è una perdita di tempo.

Ma lo si può vedere anche come un simpatico resoconto di come vengono creati i film dell’orrore di oggigiorno, quelli più stupidi e inutili con tutti i bimbiminkia drogati e rincoglioniti che muoiono a suon di colpi d’ascia e coltellate. Infatti il killer ad un certo punto spiegherà proprio tutti quei luoghi comuni da film horror che siamo costretti ogni volta a sorbirci: ragazze che scappano sempre dove non devono scappare, tizi che si nascondono negli armadi o che vengono trucidati sempre mentre fanno sesso… Visto così il film ha un senso e vengono pure citati Michael Myers e Freddy Krueger come fossero esempi di serial killer veramente esistiti.

Decidete voi, però purtroppo la noia sopraggiunge ugualmente ad un certo punto, qualunque sia la lettura che volete dargli.


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[info]losille_isme

February 23 2011, 19:51:41 UTC 1 year ago

Commenterò più dettagliatamente, ma invidio la tua costanza: ho una quindicina di libri sistemati sul comò che aspettano la puntuale recensione, una ventina di film.
Ho acceso la TV, c'era Milord che spogliava Ruby. Ruby indossava le mutande di mia nonna. Lei cercava di coprirsi il seno e l'inguine, anche se aveva la biancheria ma faticava a trovare gli organi sessuali, copriva l'anca. Ruby parlava del signorinaggio delle banche e dello strategismo sentimentale.
È successo sul serio, non mi ero fatto di LSD. Non prima di vedere lo spot.

[info]n_to_infinity

February 24 2011, 13:43:28 UTC 1 year ago

La costanza è solo apparente, se consideri che avrei da commentarne altri 30. Il problema è che non avrò mai abbastanza tempo e abbastanza vita per tutti i film che esistono e ciò mi rincresce.
Posso avere un altro cervello?
Una giornata un po' più lunga?
Va beh...

[info]michiru_kaiou7

February 25 2011, 11:43:01 UTC 1 year ago

Io e l'horror non possiamo frequentarci (ho letto il riassunto su wikipedia di "Silent Hill 1" e di "Rosemary's baby" e non ho dormito la notte... sono un caso patetico persino per me stessa!), ma ho letto con piacere la recensione a "Cado dalle nubi" *_*
Ma quanto è bella la scena in cui Checco è appena stato mollato e dà un passaggio al gruppo di emo-boy che lo portano al provino stile X-factor? Con lui che chiede, guardando le braccia tagliuzzate, "Ma quei tagli?" e l'emo-boy "Noi ci tagliamo perché soffriamo", e l'immenso Checco, dopo un momento di sana riflessione, "... No: voi soffrite perché vi tagliate. Se non vi tagliate, non soffrite".
L'ho amato follemente! *_* Un po' più sottotono, forse, "Che bella giornata", ma l'ho trovato altrettanto gradevole e lui (l'attore, Luca Pasquale Medici), una persona deliziosa!

[info]n_to_infinity

February 26 2011, 06:38:12 UTC 1 year ago

Eh sì, Luca/Checco si è fatto conoscere con la canzone dei mondiali 2006 e poi è stato tutto un crescendo.
Non ho ancora visto "Che bella giornata", ma questo non è il periodo giusto. Io vado a periodi: quello horror, quello comico, quello drammatico... Attenderò che mi venga voglia di vederlo ma non ci conto su tantissimo perchè secondo me hanno voluto cavalcare un'onda che era già stata ampiamente cavalcata, un secondo film andava evitato. Comunque vedremo.
Per "Silent Hill" concordo, se ti impressionano gli horror non te lo consiglio. "Rosemary's baby" è un cult del cinema e un film bello che va visto. E non fa paura, se te lo dico io puoi credermi.

[info]buffina

February 28 2011, 16:03:47 UTC 1 year ago

Con Cado dalle nubi mi sono mezza addormentata, quindi non sarei obiettiva. Diciamo che Zalone mi fa ridere, ma preso a piccole dosi ed è assolutamente un problema mio, perchè a volte l'eccessiva volgarità mi dà fastidio (poi, ci sono persone tipo la Littizzetto, che anche se ne dice duemila non mi disturba). Concordo però sul fatto che lui sia una persona intelligente.
Rosemary's baby prima o poi lo DEVO vedere. Il Nascondiglio invece l'ho visto e, come dici tu, la recitazione è stato un pò il motivo per cui il film non ha totalmente funzionato. Ah, magari sto rimbambendo io eh, ma la Morante non si chiama Laura?
Buried alive...ti giuro che avevo rimosso anche si intitolasse così O.o , infatti all'inizio pensavo fosse il film del tizio sepolto vivo. Credevo lo avessimo visto solo io e i miei due amici che il sabato sera, di ritorno dal pub, ormai abbiamo la tradizione di guardare un horror e infatti ci siamo visti le peggio cagate, tra cui questa. Quando il tizio è sparito e nessuno l'ha cercato per ore ci siamo fatti la stessa domanda e a me è venuto in mente quell'altro film stupido in cuic'era il figlio della signora del west e anche lui veniva trucidato ma nessuno si ricordava della sua presenza se non due giorni dopo. Mah.
Ora che l'hai visto, di The last exorcism mi devi spiegare il finale ;)

[info]n_to_infinity

March 1 2011, 13:45:54 UTC 1 year ago

Oddio sto ridendo da mezz'ora perchè non so da dove mi escono queste puttanate. E sì che rileggo decine di volte prima di postare.
Prima "The human centipede" tedesco e adesso Elsa Morante.
Ma poi vorrei sapere che collegamento malato ho fatto. Ora correggo, chiedo scusa.

Su Checco ti do ragione, nel senso che fa ridere preso a piccole dosi, anche perchè se tirati per le lunghe anche i suoi sketch risultano ripetitivi. E' che lui tende a prendere e prendersi per il culo, quella è la sua comicità, ed è ovvio che non sempre l'intento può riuscire.
Infatti già il secondo film, secondo me, non ha riscosso grande successo.
Ricordo di essermi incazzata la sera in cui hanno dato il tapiro a Benigni chiedendogli se gli dava fastidio che "Una bella giornata" avesse superato "La vita è bella" al botteghino.
Non è proprio possibile paragonare i due film, anche non avendo visto quello di Zalone mi sento in diritto di darlo per scontato che non sono paragonabili, il problema semmai sta nella nostra povera Italia più propensa a spendere soldi per vedere cinepanettoni e cagate piuttosto che i bei film.

Ti assicuro che "The human centipede" non lo consiglio neanch'io pur avendolo trovato un buon film. Non so in che cosa posso definirlo buono, non saprei spiegarti, però lo è. Forse perchè, tutto sommato, credevo davvero non ci fosse più niente in grado di sconvolgermi.
Comunque questa settimana ho trovato altri cinque o sei titoli interessanti e sconvolgenti, poi ne parleremo se vuoi.

"The last exorcism" io l'ho interpretato nel modo più terra terra possibile: setta satanica che ha richiamato una bella porcheria di demone che è un tantino sfuggito di mano e predicatore da strapazzo con cameramen annessi che ci sono andati di mezzo come poveri pirla. La ragazzina ha anche partorito qualcosa, nel frattempo, se ho capito bene.
Avrei preferito un finale decisamente meno raffazzonato e un pochino più comprensibile.
Tu l'hai interpretato diversamente?

[info]buffina

March 2 2011, 09:31:56 UTC 1 year ago

Ecco, pensavo di essere la sola ad aver trovato irritante quella consegna del Tapiro. Che poi Benigni è stato un gran signore eh, io non credo avrei reagito nella stessa maniera. Assolutamente non si possono paragonare, sono due film completamente diversi e anche la comicità dei due è totalmente su due piani separati. Ripeto, finchè sento gente che dice "127 Ore...mamma mia ho letto la trama e mi è sembrato troppo pesante, anche un pò noioso mi sa, vero?", non mi stupisco più di niente.

Ma certo, sono sempre interessata a quello che vedi e ai tuoi consigli ;)

Sì, anche io avevo capito il finale in quel modo, anche se alcuni dicevano che forse un demone in sè per sè non c'era nemmeno mai stato. Mah, comunque concordo, finale peggiore non ci poteva essere.

[info]n_to_infinity

March 3 2011, 09:29:35 UTC 1 year ago

Sì, guarda lasciamo perdere poi i commenti su "127 ore"...
Ammetto e ammetterò sempre di comportarmi, con i film, quasi come mi comporto con italiano e cultura in generale e, ammetto, guardare questo o quel film può non essere di fondamentale importanza per dimostrare di possedere un cervello... Però, mi spiace, per me un po' è così. Nel momento in cui mi dici che "Qualunquemente" è il film più divertente che tu abbia mai visto, a mio avviso non hai visto proprio niente in vita tua.
Va beh, diciamo che in questo frangente sono un po' come Clint Eastwood in "Gran Torino", una testa dura come la pietra.

Allora poi parleremo di "Dream home". Se non ti danno fastidio i sottotitoli e se i film orientali ti ispirano guardalo e dimmi se non è girato benissimo.
E' forte, ci sono scene che possono disturbare, te lo dico io che a livello pulp posso guardare di tutto, ma questo è stato abbastanza pesante.
Trae ispirazione da eventi realmente accaduti, anche se nel film sono stati ampiamente esagerati. Hanno scazzato un po' sull'inizio rovinando quella che poteva essere una bella sorpresa finale, però... Bello.
Fammi sapere se dovessi vederlo.

[info]buffina

March 5 2011, 09:06:37 UTC 1 year ago

Pensa che a me Albanese non fa nemmeno ridere, però c'è anche da dire che tante cose che fanno ridere me non fanno ridere la maggior parte della gente, quindi forse sono strana io.

I miei tempi sono decisamente lunghi al momento (roba che avrò 200 film arretrati da vedere ormai), però la volta che riesco a vederlo ti faccio sicuramente sapere :)

[info]jizoo

March 2 2011, 17:47:58 UTC 1 year ago

Stavi pensando all'autrice de "L'isola di Arturo"?

Non dico niente su Zalone, mi fanno ridere solo un paio di sketch in tutta la sua carriera; non sapevo del Tapiro a Benigni e l'idea è... come dire? EPIC FAIL. Che diavolo mi frega se qualcuno ha incassato più di me in Italia, quando il mio film è stato un successo mondiale?
Poi ovviamente tutto si rivolge al meglio per chi deve guadagnare da questa non-notizia, a dimostrazione che nell'atto pratico il fallimento ricade su chiunque tenti di commentarla cercando di darle un senso al di fuori di semplici logiche commerciali. Oddio, siamo perdenti!

[info]n_to_infinity

March 3 2011, 09:34:55 UTC 1 year ago

Sì, alla fine credo di aver usato il nome che più avevo sentito in giro, ma l'ho fatto inconsciamente perchè di Elsa Morante non ho mai letto niente in vita mia e faticavo a ricordarla come scrittrice, devo essere sincera.

Concordo sull'EPIC FAIL del Tapiro a Benigni e da parte di Ricci, bah...spero fosse una provocazione perchè è dimostrazione di profonda idiozia.
Benigni è stato, a mio parere, l'ultimo vanto italiano all'estero.
Adesso siamo nella merda fino al collo. Vedere Elisabetta Canalis in prima fila agli Academy Awards del 2010 è stato un pugno nello stomaco.
E rideva anche, quasi a voler far credere di capire le battute, lei che l'inglese ha dimostrato di saperlo così bene.
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